Partiamo da un punto fermo ed assodato: per avere un futuro desiderabile, anche a breve termine, dobbiamo tagliare drasticamente le emissioni di CO2 e per farlo la strada principale è andare verso le fonti rinnovabili. Bisogna farlo a livello globale, e questa è la sfida più grande, ma va da sé che anche a livello locale è importante agire verso quella direzione. La transizione ecologica è infatti uno dei pilastri del progetto Next Generation EU e costituisce una direttrice imprescindibile dello sviluppo futuro degli Stati membri.

In Italia si è trasformato nel Piano di Ripresa e Resilienza e c’è in particolare una Missione che si occupa dell’argomento. È la seconda Missione, cioè quella denominata Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica, che agisce sui grandi temi dell’agricoltura sostenibile, dell’economia circolare, della transizione energetica, della mobilità sostenibile, dell’efficienza energetica degli edifici, delle risorse idriche e dell’inquinamento. L’obiettivo dichiarato è quello di “migliorare la sostenibilità del sistema economico e assicurare una transizione equa e inclusiva verso una società a impatto ambientale pari a zero”. Nel “nostro” Piano di Ripresa e Resilienza questa missione vale oltre 52 miliardi di euro. Già qui però troviamo dei dati discordanti in quanto nel sito del Governo si parla di 59,47 miliardi di euro, nel portale ItaliaDomani invece di 55,52 miliardi. Restano sospesi quindi più di 4 miliardi di euro.

La Missione è articolata in quattro componenti, ognuna delle quali, a sua volta, contiene una serie di investimenti e riforme. Leggendo direttamente dal sito del Governo, vediamo come “la Missione preveda investimenti e riforme per l’economia circolare e per migliorare la gestione dei rifiuti, rafforzare le infrastrutture per la raccolta differenziata e ammoderna o sviluppa nuovi impianti di trattamento rifiuti, per raggiungere target ambiziosi come il 65% di riciclo dei rifiuti plastici e il 100% di recupero nel settore tessile”.

La componente con l’investimento PNRR maggiore è quella definita M2C2, cioè quella riferita alla transizione energetica e mobilità sostenibile. Questa da sola vale 23 miliardi e 700 milioni. I progetti con il finanziamento più grosso, sempre per quanto riguarda la Missione 2 Componente 2 riguardano le infrastrutture di trasporto ed in particolar modo la rete ferroviaria e tramviaria. Il più ingente è quello della nuova linea tram di Palermo, seguito dalla linea della metropolitana circumetnea di Catania e del Sir2 di Padova, cioè la seconda linea del tram che è già in realizzazione. Diamo questi numeri consapevoli che, ancora una volta, il Governo latita sulla trasparenza dei progetti. Come abbiamo ribadito spesso l’esecutivo sarebbe obbligato a rilasciare i dati sull’avanzamento dei progetti, questi però, ad oggi, sono aggiornati ancora al 4 dicembre 2023. 

La Missione 2 in Veneto

Dopo aver dato uno sguardo veloce al nazionale, vediamo quali sono i progetti in Veneto. In questo caso i dati di riferimento sono quelli rilasciati dalla Regione e riferiti a risorse programmate, quindi a risorse non necessariamente già iscritte nella contabilità dei soggetti attuatori. Anche in questo caso l’aggiornamento più recente della dashboard interattiva è al 10 novembre 2023. La Missione 2 in Veneto vale 2,46 miliardi di euro, di cui 2,13 di PNRR e 334 milioni da altri fondi. I progetti racchiusi nella seconda missione sono 4033 di cui la maggior parte (2912) incentrati sulla componente numero 4, cioè quella riferita alla tutela del territorio e della risorsa idrica. La seconda componente per numero di progetti (916) è la prima, cioè quella riferita all’agricoltura sostenibile e all’economia circolare, seguita dalla due (energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile) e dalla tre (efficienza energetica e riqualificazione degli edifici), rispettivamente con 104 e 101 progetti.

Il soggetto attuatore che ha più progetti (813) sulle sue spalle è la G.S.E., cioè il Gestore dei servizi energetici, una società per azioni italiana nata nel 1999, interamente partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze, alla quale è attribuito l'incarico di promozione e sviluppo delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica. La G.S.E. di fatto ha solamente dei progetti riguardanti l’installazione dei pannelli fotovoltaici. Tutti gli 813 progetti valgono interamente 114.157.584,16 euro, divisi per diversi beneficiari. Gli unici progetti che non riguardano direttamente il fotovoltaico sono quelli riferiti alla realizzazione dell'impianto di produzione di biometano in quattro diversi Comuni: Costa di Rovigo, Caorle, Noventa Vicentina e Gazzo Veronese. Solo questi quattro interventi valgono più di 27 milioni di euro ed i soggetti beneficiari sono Enibioch4In Quadruvium - S.R.L. Societa' Agricola, Società Agricola Genagricola 1851, Società Agricola Agriman S.R.L. e la Soc. Agr. Chiesone Srl, rispettivamente per 3.150.000, 6.300.000, 14.500.000 e 3.150.000 di euro.

Al secondo posto per numero di progetti riguardanti la seconda missione in Veneto troviamo il MASE, cioè l’ex Ministero dello sviluppo economico ora divenuto Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica (66 progetti), seguito dalla Regione del Veneto (32) e dai comuni di Vicenza (27), Venezia (20), Valdagno (19), Mira (17) e Padova (17).

Fino ad ora abbiamo analizzato il numero di progetti, vediamo invece ora l’importo, cioè i progetti più grandi che riguardano la seconda missione per il nostro territorio. Il primo che balza agli occhi è del Comune di Padova e riguarda il finanziamento per la costruzione di una nuova linea tranviaria. La Sir2 avrà un finanziamento totale di 415.387.493,75 di euro, di cui 238.057.777 derivanti dal PNRR e 177.329.716 di euro da altri fondi. Il Comune di Padova nel suo portale mette a disposizione in modo chiaro e trasparente il dettaglio di tutti i  finanziamenti del PNRR. Vale anche per la realizzazione del Sir2 Vigonza-Rubano.

Il secondo progetto più finanziato è quello volto ad incrementare la capacità di rete di ospitare e integrate ulteriore generazione distribuita da fonti rinnovabili ed aumentare la capacità e la potenza a disposizione delle utenze per favorire l’elettrificazione dei consumi. In pratica è il progetto “Smart grid”, che vuole trasformare le reti di distribuzione e la relativa gestione, con interventi sia sulla rete elettrica che sui suoi componenti software. Questo in Veneto vale 114.887.482 euro ed il soggetto attuatore è il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica. Il soggetto beneficiario di questi fondi è E-distribuzione s.p.a. mentre i Comuni coinvolti sono Anguillara Veneta, Padova, Vighizzolo d'Este, Caorle, Venezia, Badia Polesine, Ceneselli, Fiesso Umbertiano, Salara e Porto Viro.

Tornando a parlare di mobilità sostenibile vediamo come il Comune di Venezia abbia ottenuto 87.451.102 euro per l’acquisto di 123 nuovi autobus destinati al servizio di trasporto pubblico locale urbano. Un investimento, si legge in una nota del Comune, “da portare a compimento entro il 30 giugno 2026 con un passaggio intermedio obbligatorio che vede l’acquisto e la messa in servizio di 33 di questi nuovi mezzi già entro la fine del 2024”. Secondo le dichiarazioni dell’assessore alla mobilità Boraso entro il 31 dicembre il Comune dovrebbe finanziare 17 autobus elettrici e 16 autobus a idrogeno. Nel novembre 2023 inoltre, la Giunta comunale con una delibera ha approvato l’utilizzo di circa 6 milioni di euro derivanti dalle economie per l’acquisto di ulteriori mezzi per un totale di 134 nuovi autobus. Nella stessa nota si legge anche un piccola modifica, in quanto si parla di 90 mezzi ad idrogeno che saranno consegnati nella primavera del 2026, di 33 mezzi elettrici, consegna prevista a dicembre 2024 e 11 mezzi elettrici il cui arrivo è previsto per la primavera del 2026.

L'energia

Venendo alla materia dell’energia, tema su cui concentreremo il dibattito che si terrà il 5 aprile alle 17:30 al Circolo Nadir a Padova, vediamo come l’importo totale sia di poco superiore ai 207 milioni di euro. Prendiamo in considerazione la “materia” in questo caso, cioè un indicatore che non è standardizzato e può essere incluso in diversi investimenti ed in diverse componenti. Questi 207 milioni di euro (per la precisione 207.947.385,20 euro) sono divisi in 16 diversi progetti che andremo ora ad analizzare. Il più corposo in termini di finanziamento è quello riferito al rafforzamento delle smart grid che abbiamo già approfondito. Da solo questo vale più della metà del totale degli investimenti in energia. Al secondo posto troviamo sempre degli “interventi sulla resilienza climatica delle reti”. Viene descritto così l’intervento da oltre 19 milioni di euro sempre a beneficio di E-distribuzione S.p.A.. 

Con oltre 17 milioni invece è stato finanziato un progetto del MASE con la Regione del Veneto come soggetto attuatore, che prevede la realizzazione di un impianto di produzione di idrogeno rinnovabile con uno o più elettrolizzatori. La potenza nominale prevista per questo impianto è di 4,59 mw a cui si dovrebbe aggiungere un ulteriore impianto di produzione addizionale asservito da fotovoltaico per una potenza nominale di 2,05 mw. Questo progetto verrà realizzato dalla Sapio in via Malcontenta 49 a Porto Marghera.

Il biometano

Ci sono poi quattro finanziamenti diversi per la realizzazione di impianti di produzione di biometano. Il soggetto attuatore in questo caso è la GSE - Gestore Servizi Energetici per tutti e quattro i progetti che hanno un importo complessivo di poco superiore ai 27 milioni di euro. Il più grande vale 14 milioni e mezzo e riguarda la costruzione di un impianto di produzione di biometano in via Agorà 31 a Noventa Vicentina. La società beneficiaria di tale finanziamento è la Società Agricola Agriman S.R.L. con sede legale in via Stazione 80 a Mirano (VE) e partecipata al 100% dalla Vallette S.p.a. che ha sempre sede in via Stazione 80 a Mirano (VE) il cui amministratore unico è Francesco Franchin ed il socio di maggioranza è Angelo Mandato, già amministratore della Bioman spa e azionista di riferimento della Finam Group, cioè il gruppo che detiene il 49% delle quote Sesa, società partecipata al 51% dal Comune di Este (PD) e di cui Angelo Mandato è stato anche vice-presidente del CdA.

Sei milioni e 300 mila euro invece dovrebbero essere andati alla Società Agricola Genagricola 1851, del gruppo Generali, per la realizzazione di un impianto a Caorle. Cercando il cup del progetto (D69J23000190007) però, non si ottiene alcun risultato e lo stesso CUP non è presente nemmeno nei dati rilasciati dal Governo né in quelli di Universo ReGiS. Ci sono però alcune  delibere regionali: la prima è del 15 aprile 2014, una delibera della Regione Veneto che dava la concessione alla costruzione, proprio a Ca Corniani, di un impianto di produzione di energia alimentato a biogas. Nel BUR del 27 gennaio 2023 ci sono poi due ulteriori delibere. La numero 1678 del 30 dicembre 2022, approva la voltura e la modifica all’autorizzazione unica alla costruzione e all’esercizio di un impianto di produzione di energia alimentato da biogas di origine agricola alla “Società agricola Genagricola 1851 – Generali Agricoltura 1851 SpA” con sede legale in via Trento, 8 – Comune di Trieste (TS). L’autorizzazione unica era stata rilasciata il 13 settembre 2011 e le modifiche più sostanziali in questo caso riguardando il materiale da cui verrà prodotto il biogas. La sede dell’impianto è in via IV° Bacino, 18 nel Comune di San Michele al Tagliamento (VE) e nell’ultima modifica si parla di sottoprodotti di origine biologica provenienti da attività di allevamento (effluente zootecnico bovino, suino e avicolo) di origine extra aziendale, per rispettive tonnellate all’anno tal quali pari a 4.113, 9.240, 3.420, per un totale di 16.773, ossia il 53% in peso complessivo della biomassa approvvigionata;  prodotti di origine biologica (coltivazioni agricole dedicate pari a 15.085 t/a t.q., ossia il 47% in peso) ottenuti dalla coltivazione su terreni propri e in affitto, ovvero acquistati sul mercato, alle condizioni previste dall’articolo 1, comma 423, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (produzione e cessione di energia elettrica e calorica da fonti rinnovabili agroforestali ottenute dalle produzioni vegetali provenienti prevalentemente dal fondo effettuate da imprenditori agricoli). 

Nella delibera numero 1679, sempre del 30 dicembre 2022 invece, si approva la voltura e la modifica all’autorizzazione unica alla costruzione e all’esercizio di un impianto di produzione di energia alimentato da biogas nella sede di via Francesconi, 3 a Caorle (VE). Le modifiche all’autorizzazione unica che era stata data il 16 novembre 2010 riguardano sempre il materiale da cui verrà prodotto il biogas che sono sottoprodotti di origine biologica provenienti da attività di allevamento (effluente zootecnico bovino – liquame e letame) di provenienza extra aziendale pari a 7.832 tonnellate all’anno tal quali pari, ossia il 32 % in peso della biomassa complessivamente approvvigionata)  prodotti di origine biologica (coltivazioni agricole dedicate pari a 16.620 t/a t.q., ossia il 68 % in peso), ottenuti dalla coltivazione su terreni propri e in affitto, ovvero acquistati sul mercato, alle condizioni previste dall’articolo 1, comma 423, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Produzione e cessione di energia elettrica e calorica da fonti rinnovabili agroforestali ottenute dalle produzioni vegetali provenienti prevalentemente dal fondo effettuate da imprenditori agricoli).

Nella sede di Ca Corniani a Caorle infine, dovrebbe sorgere questo impianto a biogas finanziato dal PNRR, anche se per ora non ci sono conferme del CUP. Quello che sappiamo però è che la Società Agricola Genagricola ha al suo attivo altri quattro progetti finanziati dal PNRR. Riguardano tutti la realizzazione di impianti fotovoltaici per un totale di quasi un milione di euro. Sono tutti progetti fuori Regione del Veneto.

Gli ultimi due progetti per la realizzazione di un impianto di produzione di biometano valgono entrambi 3 milioni e 150 mila euro e i soggetti beneficiari sono: Enibioch4In Quadruvium - S.R.L. Societa' Agricola, del gruppo Eni, per l’impianto di Via Martiri della Resistenza a Costa di Rovigo e la Società Agricola Chiesone Srl,  società bolzanina indirettamente partecipata da un fondo di private equity austriaco, per l’impianto di via salici a Gazzo Veronese.

C’è infine un tema tanto importante quanto, per ora, tralasciato: quello delle comunità energetiche. A livello nazionale l’investimento è di 2 miliardi e 200 milioni di euro. L’obiettivo, come si legge su ItaliaDomani, è quello di “sostenere le comunità energetiche, cioè le coalizioni organizzate di utenti che collaborano tra loro per produrre, consumare e gestire energia pulita attraverso uno o più impianti locali”. Le comunità  possono avere una composizione molto varia (cooperative, associazioni senza scopo di lucro, condomini, attività commerciali e imprese del territorio...) ma hanno tutte lo stesso obiettivo: fornire energia rinnovabile a prezzi accessibili ai propri membri.

Ad oggi non ci sono molte novità e i progetti sono ancora da avviare. Entro dicembre 2025 ci dovrebbe essere la firma dei contratti per realizzare gli interventi nelle comunità energetiche, mentre entro giugno 2026 ci dovrebbe essere il sostegno delle comunità energetiche dei comuni con meno di 5.000 abitanti, e l’installazione di almeno 1.730 MW da fonti rinnovabili.

Come abbiamo capito quindi, il tema dell’energia è scivoloso e complesso. L’attività di lobby troppo spesso si mischia con le reali necessità comuni da cui oramai non si può più prescindere. Il clima è già cambiato, al flebile battito del grado e mezzo di riscaldamento rispetto all’era preindustriale sembra sempre più difficile credere e non esiste altra via che quella che porta all’abbattimento delle emissioni di CO2. 




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AGGIORNAMENTO DEL 29 MARZO 2024: A seguito dell'uscita del nostro articolo la Regione ha aggiornato i dati presenti sul portale. Ad oggi quindi (29 marzo 2024) tali dati sono aggiornati al 15 marzo 2024 e ci dicono che la Missione 2 in Veneto vale 2,64 miliardi di euro, di cui 2,22 di PNRR e 419 milioni da altri fondi. I progetti racchiusi nella seconda missione sono 4033 di cui la maggior parte (2912) incentrati sulla componente numero 4, cioè quella riferita alla tutela del territorio e della risorsa idrica. La seconda componente per numero di progetti (1074) è la prima, cioè quella riferita all’agricoltura sostenibile e all’economia circolare, seguita dalla due (energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile) e dalla tre (efficienza energetica e riqualificazione degli edifici), rispettivamente con 111 e 104 progetti.

Con l'aggiornamento dei dati poi, ci sono state delle modifiche anche alla materia energia. Ad oggi questa conta 19 diversi progetti per un totale di 242 milioni di euro. Anche per quanto riguarda il biometano sono "usciti" altri tre progetti. In tutto quindi ora sono sette per un valore di 61 milioni e 420 mila euro. Il più grande vale 17 milioni e mezzo e riguarda la realizzazione di un impianto a biometano in via curtatone a Badia Polesine, in provincia di Rovigo e il soggetto aggiudicatario è la Enobioch4in Aprilia S.r.l.. Otto milioni e 700 mila euro sono andati alla Ch4 Vigasio Societa Agricola Srl di Bolzano e altri otto milioni e 120 mila euro alla Agri-gas S.r.l.

Delle modifiche ai dati pubblicate solamente un giorno dopo la nostra inchiesta, che rendono chiaro quanto il lavoro di monitoraggio sia importante.

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